24.05.10
Il successo delle OPERE. L'edizione numero 4 sarà...

La terza edizione del festival è terminata. Sono finite le conversazioni tra artisti e curatori, gli incontri sui media e i linguaggi dell’arte, le tavole rotonde sulla vita dell'opera, dalla sua "casa" - il museo - alle pratiche della conservazione. Una fine che però non ha celebrato la conclusione di un evento ma solo rinnovato la volontà di “fare e ragionare sull’arte”.

A confermarlo è intervenuto anche il caso. Un inconveniente tecnico ha fatto ritardare l’inizio dell’ultima conversazione in programma, quella tra Angela Vettese e Daniel Buren. Un incontro di grande spessore culturale e umano, quello con l’artista francese al Teatro Masini, che ha fatto slittare le conclusioni, ma che ha tenuto per quasi tre ore un pubblico attento, curioso, appassionato, all'interno del Teatro, prolungando così la magia, prima di tutto umana, che si è creata nei tre giorni.

Il sindaco Giovanni Malpezzi ha parlato di “scommessa vinta”, elogiando il riscontro positivo sul territorio e la partecipazione, in quella che ha definito l’edizione della maturità del festival.

Massimo Isola, assessore alla cultura, si è definito orgoglioso ed emozionato per il C e, ringraziando gli organizzatori, ha fatto riferimento alle sfide che un territorio deve porsi riguardo alla propria identità e al futuro.

Il primo del Comitato Scientifico a prender la parola è stato Carlos Basualdo, che ha fatto un riferimento all’esperienza appena vissuta come un grande momento di produzione di socialità, attorno alla centralità degli artisti. Pier Luigi Sacco ha posto l’accento su un'occasione per non perdere la consapevolezza e la capacità di produrre pensiero nel nostro Paese: “produrre pensiero è un valore e una ricchezza, non dimentichiamolo”. A concludere, lanciando già il prossimo appuntamento, è Angela Vettese che ha annunciato il tema dell'edizione numero 4: Forms of collecting/ Forme della committenza.

Gli organizzatori salutano velocemente e il maestro Daniel Buren è ancora sul divano insieme a loro.
Non poteva esserci una “fine” differente per la C.

a cura di Giangavino Pazzola